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:La vera storia del natale:

In riferimento all’articolo precedente, ecco una delle tante possibili storielle di natale che avete l’obbligo di raccontare ai bambini di tutta la terra! Perdonate la presunzione, perché io non sono uno scrittore, ho chiesto a uno scrittore di rivedere la storiella ma questi si attarda, quindi al netto di alcuni errori di stile, questa è davvero la vera ed unica storia del natale

PROLOGO

Questa è la storia di una stella. Se ti hanno detto che le stelle in cielo sono solo tutti quei puntini luminosi che si vedono di notte… ti hanno detto una bugia, oppure non conoscono la verità, perché è stata detta loro una bugia e non hanno cercato di conoscere meglio la propria storia.
Se infatti è ancora quasi un mistero cosa ci faccia una stella in cielo, due o tre cose si sanno con certezza: le stelle vengono alla luce esattamente come veniamo al mondo noi, vivono nell’oceano galattico, crescono e invecchiano, proprio come te e me. Questa è la storia segreta di una di esse, una stella che oggi possiamo dire di mezza età come il tuo papà o la tua mamma. E’ la storia della sua nascita e giovinezza, ed è simile alla nascita e alla giovinezza di altre stelle. Questa è la storia del natale delle stelle.

PARTE I: VIA DAL NIDO

C’era una volta, tanto tanto tempo fa, in quell’oceano luminoso che oggi chiamiamo Universo, una galassia come le altre a zonzo per lo spazio. In questa galassia, noi oggi la chiamiamo Via Lattea, un bel giorno nacque una splendida stella, luminosissima, avvolta nella propria polvere come le altre stelle e galleggiante nell’oceano galattico, in una zona della galassia che somiglia a un gigantesco nido di uccello.

Quando fu cresciuta, subito dopo aver lasciato il proprio nido insieme alle proprie sorelle, la polvere che questa stella si portava appresso, proprio come fa una lumachina con la sua casetta, si è raccolta in un insieme di pianeti e lune. Le lune giravano intorno ai pianeti e questi, come in un balletto, giravano intorno a questa stella luminosa e ancora giovane. Visti così, questi pianeti sembravano proprio una famiglia raccolta intorno al fuoco di un camino. Questa stella scaldava maggiormente i pianeti più vicini, come un forno con i biscotti, che li metti morbidi e immangiabili e li tiri fuori gustosi e croccanti, dando così a questi pianeti la possibilità di fiorire di vita: nuvole, ruscelli, piante, animali.

PARTE II: LA LINGUA DELLE STELLE

In uno di questi pianeti la vita è fiorita così tanto che le creature che ci vivevano avevano l’abitudine di ringraziare ogni giorno la loro stella, come gattini quando fanno le fusa mentre ricevono le coccole dalla mamma. Alla luce del mattino tutti gli animali uscivano in cerca di cibo, le piante stendevano per bene i propri rami e aprivano le proprie foglie: il calore del giorno era per tutti una festa gioiosa e tutti sapevano che il calore della vita veniva dalla loro stella.

Ma siccome la vita su un pianeta nasce solo dopo che è nato il pianeta, e un pianeta nasce solo dopo che la stella ha lasciato il proprio nido, e visto che una stella non è in grado di spiegarsi con le parole (hai mai sentito parlare il Sole?), gli animali di questo pianeta fiorito non potevano sapere come erano arrivati lì. Avevano trovato il pianeta bell’e pronto e quella stella era già lì a scaldarli fin da quando erano nati.
Quindi pensavano, ragionevolmente, che i due (il pianeta dov’erano nati e la stella che li scaldava e gli dava vita) fossero lì appositamente per loro.
In più, siccome un pianeta è come una palla, vedendo che la stella veniva fuori da dietro alle montagne al mattino per poi andarsene alla sera dall’altra parte del cielo, si erano convinti che fosse lei a girare intorno al loro pianeta! Non sapevano cioè che i pianeti sono come trottole, girano e rigirano su se stessi. Non potevano saperlo, perché dal loro punto di vista il pianeta sembra proprio fermo! Proprio come quando sei in macchina: tu sei seduto e fermo, mentre intorno tutto il resto sembra muoversi! Erano talmente al centro di tutto, che non sapevano nemmeno che intorno alla stessa stella giravano altri pianeti come il loro!

Così ogni sera ringraziavano il sole per il calore ricevuto, pregandolo di ritornare il giorno dopo a scaldarli ancora. Sì perché di notte fa proprio freddo! Allora gli animali costruivano le tane, i fiori si chiudevano, le lumachine rientravano nella propria casetta, i pipistrelli a testa in giù mettevano il muso sotto le proprie ali chiuse, gli uomini costruivano le loro case… tutti per la stessa ragione: per coprirsi e ripararsi e riposare dopo essere stati in giro tutto il giorno, imparando così dalla propria stella quando era ora di dormire e quando invece il momento di uscire. La stella era, a tutti gli effetti, la mamma di ciascun essere vivente!

Insegnare a dormire e a svegliarsi senza poter parlare dev’essere dura, vero? Ma le stelle comunicano così: si lasciano osservare dai viventi, è quello il loro linguaggio. Sicuramente ti sarai chiesto perché a volte i tuoi genitori ti mandano a dormire anche se non hai sonno. Glie l’hai mai chiesto? “Mamma, perché la sera dormiamo?” Poche mamme risponderanno semplicemente “Perché si fa così”, anche se tutto sommato la risposta è giusta!
Nella maggior parte dei casi, comunque, mamma cercherà di spiegarti che bisogna dormire per recuperare le energie, così domattina avrai più energia per goderti la giornata senza fare i capricci. Il che è vero! Ma il motivo per cui succede, il vero segreto del sonno, è questo: la nostra stella ce lo insegnò tantissimo tempo fa, quando era giovane e la vita su questo pianeta era appena nata! Ci accorgemmo che dormendo si recuperano energie, quindi abbiamo imparato a usare il sonno per recuperare le energie. Da allora, abbiamo sempre fatto così.
Così ora sai perché, quando tramonta il sole, c’è tempo solo per un’ultima pappa, poi si va tutti a nanna!

PARTE III: VICINI E LONTANI

Questo pianeta, come tutti gli altri, girava e rigirava intorno alla sua stella, accompagnandola nel suo cammino intorno alla galassia. Man mano che la stella si allontanava dal nido, anche lei e le sue sorelle si allontanavano tra loro, perché le stelle fin da giovani devono trovare la propria strada intorno al centro della propria galassia, girando in tondo come fa il vortice d’acqua che puoi vedere se tappi il lavandino, lo riempi d’acqua e poi gli togli il tappo.

E insomma, questo pianeta girava intorno alla stella come in una giostra, andando in cerchio. Nel caso di questo pianeta però è un cerchio allungato. E la stella non era proprio al centro di questo cerchio allungato, piuttosto se ne stava spostata da una parte. Il risultato era che il pianeta a volte era più lontano dalla stella, a volte più vicino.

In più, girando come una lenta ed enorme trottola, il pianeta cambiava angolazione, e il calore che riceveva durante un giro intorno alla propria stella non era sempre uguale. Capitava così che, nel periodo di maggiore vicinanza alla propria stella e nonostante fosse giorno pieno, il sole non scaldava come al solito. C’era eh, non se n’era andato, ma sembrava più basso, e il giorno era come se durasse meno. Sempre meno. Sempre meno. Eppure ogni sera loro invitavano sempre la stella a tornare il giorno dopo. Cosa stava accadendo?

PARTE IV: LA PREGHIERA E LA PROMESSA

La vita sul pianeta si intristiva a questo strano comportamento. Le stelle insegnano col loro agire, si è detto, ma non ti danno un manuale di istruzioni. Che fare? “Il sole si è stancato di noi?”, pensava qualcuno. Così, quando iniziava a fare buio già nel primo pomeriggio, gli animali e le piante tutti si convinsero che non erano stati buoni, che la stella se ne voleva andare per una ragione precisa. Come si è detto, gli esseri viventi non sapevano nulla del giro che fa il pianeta intorno alla stella: per loro era lei che se ne voleva andare.

Così iniziarono a pregarla di restare in loro compagnia, ciascun essere vivente secondo la propria interpretazione ma tutti convinti che le preghiere della sera non bastassero più.
Gli alberi, ad esempio, pensarono “forse non facciamo la terra abbastanza bella” e così iniziarono a stendere sulla terra le loro foglie più preziose dopo averle colorate del giallo più giallo possibile (in ricordo della luce del sole). “Perdendo tutte le foglie”, pensavano, “faremo vedere al sole che siamo disposte a spogliarci pur di riaverla con noi”.
Alcuni animali pensarono: “se lei se ne va, vuol dire che bisogna dormire, proprio come ci ha insegnato lei” e presero a dormire senza sosta, proprio come fa l’orso che va in letargo.

Gli uomini, che erano tra gli animali più organizzati anche se a quel tempo ancora non sapevano scrivere, si erano convinti che la stella soffrisse della loro mancanza di gratitudine. Si sentivano in colpa, e in effetti c’è da capirli: come si fa a dire “Grazie!” alla propria stella e fare in modo che lei lo capisca? Così prendevano un po’ del cibo che avevano conservato e lo offrivano alla stella, costruivano monumenti in onore della stella con dei tavoli speciali (altari) dove mettere le proprie offerte, inventarono canzoni e preghiere per chiedere alla propria stella di ripensarci e tornare indietro.

PARTE V: E’ NATALE SEMPRE

E invece niente: il freddo era sempre più pungente e il giorno durava talmente poco che era difficile anche procurarsi cibo fresco. Così alcuni pensarono: “Non torni? E allora se il nostro destino è di dormire per sempre facciamo una grande festa, consumiamo tutto! Tanto non abbiamo più speranze, se non c’è la nostra stella a scaldarci!”
Così organizzarono delle grandi feste con cibi e regali, e c’era da festeggiare per tutta la notte! Sentivano che le loro vite stavano per finire e questo li fece sentire più buoni gli uni verso gli altri: c’era chi prometteva di essere una persona migliore se la stella fosse tornata a splendere come prima. Chi era già buono, addirittura, finì per ricevere ancor più regali e cibo di altri, ma tutti (nessuno escluso) ebbero regali e cibi e feste e giochi tutti i giorni: erano giorni in cui davvero sembrava di essere nel paese dei balocchi!!

Passò un mesetto abbondante, tra feste e addii. Poi un giorno, per caso, qualcuno deve aver detto: “ma non fa un po’ meno freddo?” oppure “ma non vi pare che oggi la stella sia stata con noi… sempre poco eh… però un po’ di più di ieri?” Gli animali, le piante, e tutte le creature viventi, non potevano saperlo, perché loro erano come già detto “dentro alla macchina”, e tutto si muoveva intorno a loro. Ma il pianeta era passato per il punto più vicino alla sua stella, come ogni anno, e come ogni anno se ne stava lentamente allontanando, girando e rigirando su se stesso come una trottola lungo questo percorso a forma di cerchio allungato. Il suo percorso di sempre.

Allora il freddo si fece meno intenso, la neve si sciolse, le piante ricominciarono ad accumulare il calore, sempre maggiore, dalla propria stella, tanto che iniziarono a rimettere foglie nuove. Ma di nuovo non c’erano solo le foglie. Erano loro, adesso, a sentirsi nuovi! Sapevano che qualcosa aveva funzionato, che le foglie in terra, o il lungo sonno, o le canzoni, o le feste, o le offerte, o i regali… qualcosa aveva convinto la stella a tornare!

Gli uomini, che erano di gran lunga i più organizzati, erano stati cambiati da quelle feste piene di amore, di giochi e di regali, anche un po’ di spreco se vogliamo, e al ritorno del calore avevano ritrovato quella fiducia smarrita nella propria stella. In qualche modo, all’epoca ancora poco chiaro, la stella aveva mantenuto la promessa del ritorno, del rinnovamento, della felicità.

Ciò che tutti si continuavano a chiedere era se la stella era tornata grazie a ciò che era successo su questo pianeta nel momento in cui si credeva abbandonato. Col tempo gli uomini, di gran lunga tra gli animali più organizzati, hanno capito che in realtà è il loro pianeta a girare intorno alla stella, che la loro stella ritornerà sempre in primavera a scaldarli, che in inverno quando da loro fa freddo ci sono altri posti in cui fa caldissimo. Ma hanno scoperto il valore della festa, hanno capito quanto gli fa bene, di quando in quando, festeggiare e volersi bene.
Così da allora, malgrado tutto, tutti gli esseri viventi continuano ancora oggi a invitare il Sole dell’inverno a tornare, ed essere così il Sole della primavera e dell’estate: i momenti in cui la vita, fiorita su questo piccolo pianeta, fiorisce di nuovo!

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:la vera storia del Natale:

PREFAZIONE (approfondimento ed invettiva destinato ai genitori):

Di tutte le tradizioni che l’uomo ha saputo creare grazie a quella varietà che contraddistingue la nostra specie; di tutti i gingilli di cui si è circondato nei secoli arrivando alla modernità con le feste che tutti conosciamo e che non riguardano solo il 24/25 dicembre ma iniziano con Santa Lucia, si dipanano nei secoli e nelle distanze tra luoghi dalle usanze diverse mediante la marea di tradizioni legate al monoteismo che si riferiscono ai passi biblici di “avvento” e natività, includendo il Natale con babbo annesso, il capodanno con cenone lenticchie spumante fuochi d’artificio, l’epifania biblica con la befana che lascia le calze e terminando il periodo di festa con il carnevale ma di fatto compiendosi temporalmente nelle celebrazioni pasquali; di tutte le tradizioni che al giorno d’oggi vengono inscenate, nessuna ci parla del motore che ha causato la loro nascita. La radice delle radici, il motivo dei motivi.

Ciò è in parte dovuto al fatto che la storia del Fatto Compiuto come lo chiamo di recente, non fu scritto all’epoca in cui fu elaborato. Non fu censura, niente affatto: all’epoca, infatti, l’uomo non aveva ancora trovato quella forma di memoria collettiva permanente che gli sarebbe tornata utile in seguito (la scrittura) per generare gli aborti dai quali tutti discendiamo e non abbiamo modo di staccarci. E’ inutile quindi fare i sapientoni e sciorinare informazioni apprese sull’origine di babbo natale scalando ogni specchio possibile per portare credibilità all’usanza moderna! Il natale per come è oggi lo si segue e basta. Oggi siamo gli uomini di oggi, e portiamo avanti queste forme di natale, appartenenti alla nostra epoca.

Le nostre tradizioni tutte però hanno radici ben più antiche, solo che noi non abbiamo modo di tenerle in considerazione: la forma mentis con la quale veniamo educati ci impedisce di considerare la storia dell’uomo oltre il limite della scrittura (quindi, quanto? 7.000 anni? Ci metto i puntini alle migliaia, così si capisce bene la mole…), e soprattutto ci impedisce di collegare la storia della nostra specie ai fossili di homo sapiens-sapiens. Che non hanno 10.000 anni. Ma nemmeno 30.000. E nemmeno 50.000!

Ne hanno all’incirca 250.000 (minuto più, minuto meno…). Quindi, su 250.000 anni, degli ultimi 7.000 sappiamo troppissimo, in larghissima parte distorto dal tempo e dai poteri temporali che in 7.000 anni sono parecchi, hanno distrutto tutto più volte, hanno riscritto tutto più volte.
E che abbiamo fatto invece nei precedenti 243.000 anni? Ve lo dico io: NULLA! Non abbiamo fatto nulla. Il 97% della nostra storia è completamente silente. Qualche statuetta di civiltà mitizzate dal significato ignoto è tutto ciò che abbiamo. Ma anche parlare di 20.000 anni fa (l’epoca delle statuette gilaniche) è quasi niente rispetto ai precedenti 230.000.

Ecco perché il Natale ce lo teniamo com’è. Vi dico come si fa da me: il presepe l’alberello e le luci li facciamo l’8 dicembre, i botti li guardiamo e non li facciamo (sono contrario, mi danno fastidio alle orecchie), si dice che in questo periodo siamo più buoni, ci scambiamo regalini e qui in genere io prediligo il cibo, la cena è a base di pesce il 24 dicembre a sera… sono usanze che mi vanno benissimo, non ho nulla in contro i panettoni, e a natale faccio sempre un sacco di foto. Chi ritiene che io dica che non bisogna festeggiare il natale o che voglia abolire le feste non ha capito nulla. Chi  lo ritiene sappia che nel precedente articolo, quando ho scritto che la favola della natività è bene saperla, ne era il destinatario. Non è di controcultura che si parla. Si parla piuttosto di Cultura, cioè di conoscere il significato unico di questi festeggiamenti. Che non risiede nei personaggi immaginari, non è nella superstizione, non ha nulla a che fare con le radici di un popolo. E’ facile arrivarci, sforzandosi di coprire 240.000 anni senza andare per forza a finire negli alieni e in dio. Per un bimbo, una forma mentis in via di sviluppo, sarebbe ancora più facile. Ecco perché mi sono messo sotto e ne ho scritto una favola. Una favola per bambini, da opporre alla valanga di miti proposti dalla mia società.

Non essendoci perciò alcuna fonte storica scritta, e a fronte di fatti ormai accertati che se non li avete già accertati la colpa è solo vostra… Possiamo quindi reinventarcela, la vera storia del natale, considerando ciò che sappiamo da quando i nostri genitori erano piccoli, e mantenendo quell’atmosfera di sogno, rinnovamento, quell’atmosfera oserei dire “natalizia”, tipica di questo periodo dell’anno. Perché l’Osservazione ha in realtà rivelato una fantasia sfrenata, di gran lunga superiore alle favolette del medioevo ridisegnate da Disney in chiave massonica che ancora facciamo digerire ai nostri pargoli con la scusa dell’integrazione coi coetanei…

Vorrei sottolineare il “la colpa è solo vostra”, e ridurlo doverosamente a coloro che, genitori come me, non ci hanno nemmeno provato a stimolare la fantasia degli uomini post-millennio. Il fatto di esservi venduti l’anima alla tradizione ricade inevitabilmente addosso a voi colpendo tutti, anche noi “genitori senzienti”, in bilico come siamo nella quotidiana opera di educazione e con la paura di tirare su dei disadattati cronici. La colpa è vostra e conviene che ci facciate pace: state di fatto portando avanti archetipi e stereotipi inutili, nonostante abbiate ampiamente modo di sapere le cose come stanno, e lo fate mentre propagate le superstizioni dei vostri avi (inspiegabilmente intoccate dal vostro grado di istruzione e stile di vita) ai vostri pargoli. Viviamo in una società che associa colpe a punizioni, però vorrei rassicurarvi! Non vi auguro la galera, piuttosto vi auguro una passione improvvisa e sconcertante nei confronti del Cosmo, così che la generazione di psicopatici resti la mia e non sconfini in quella che, lo si voglia o meno, deve rimettersi in linea con lo scopo principale per il quale esistiamo. E colmare quel GAP culturale cui ho accennato circa un anno fa e che avrà bisogno di generazioni per essere superato.

Una favola, quindi, che senza fatine e renne volanti racconta ciò che ciascuno dovrebbe sapere e mostra, spero con semplicità, la nascita di una stella qualsiasi, la formazione dei pianeti e della vita, il difficile rapporto dei viventi con la stella e col proprio pianeta, le stagioni, la gioia della festa ed il rinnovamento. Non sono uno scrittore, quindi se ne avrete voglia leggetevela e poi spero mi suggerirete come migliorarla. E’ facile riassumere certi concetti, ma non ho 4 anni e come voialtri ho la mente ottenebrata dai pregiudizi.

Voi che avete scoperto che babbo natale non esiste, potete dirmi la vostra circa il senso o l’utilità di tale millantata esistenza. E, visto che non avete bisogno di favole, ecco un bel video sull’orbita del vostro pianeta (quindi la vostra orbita) intorno alla propria stella:

La favola l’ho già scritta, ma voglio farla revisionare da uno scrittore vero. Uno in grado di calarsi nei panni del lettore oltre che del personaggio. Uno corale :D

Sabato, che lui si proponga di aiutarmi o meno, vi faccio trovare la VERA favola di Natale. Stay Tuned!

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