Senza voler fare troppo i filosofi, spesso ci si risolve di anestetizzare i drammi esistenziali dicendoci (a noi stessi e tra noi tutti), che l’uomo è così, ha una storia così, la natura dell’essere umano è così, perché è dettata dalla natura, perché la natura lavora in regime di scarsità…
Tutte cose condivisibili eh, per carità. Ci manca solo che il retaggio culturale di millenni svanisca dietro a una nuova teoria, frutto dell’uomo dei nostri tempi di crisi di valori, che vive di oggi e di se. Completamente scollegato dalla storia, si vorrebbe dire.
Purtroppo per chi la pensa così (anche io ero tra questi) internet ci ha portato tra le prime cose proprio alcuni studi effettuati durante il secolo appena passato. E’ inutile dire che il secolo scorso è stato uno dei più “entusiasmanti” della storia dell’homo sapiens-sapiens…
Ma al di là di questo, c’è uno studio condotto da una che ha scavato una marea di volte nell’Antica Europa nell’arco di vent’anni, trovando una serie di siti risalenti al neolitico, e cioè a prima che l’uomo imparasse a scrivere la propria storia (per quel che ne sappiamo noi). Statuette, principalmente. Tantissime statuette, cui questa studiosa ha tentato di dare un pattern.
La playlist che segue è presa da questo articolo, che in pratica ha ispirato il mio. Che non vuol essere un articolo nel senso propriamente detto. Diciamo che sono “spunti di riflessione”.
Nell’articolo, è indicato il fatto che queste società sono precedenti la forma di società comunemente e storicamente riconosciuta. E che furono di gran lunga più durature. Caratteristica di questi ritrovamenti (dai quali si desumono queste società) è la totale assenza di armi e la totale assenza di strati sociali su villaggi di tipo 15000 persone. E’ verso il sesto filmato che si comincia a vedere il “pattern”, il codice contenuto in queste statuette, come una sorta di “lingua visiva”…
Quando si parla di storia, da un pezzo di anfora antichissima possiamo dire tutto e il contrario di tutto. Questo è chiaro e dobbiamo avercelo sempre presente. Ma ciò che la scienza e la visione d’insieme del mondo e dei fattori che governano la natura dell’uomo sia essa biologica che sociale stanno dicendo di questi tempi troverebbe in queste società la conferma storica di una realtà oggettiva e quindi presente ancora oggi, benché immersa in un sistema di cose che ne delimita il potenziale di riflessione. Nel momento in cui rigettiamo la possibilità della persona umana di essere in prima istanza una entità connessa al resto delle cose, in quel momento l’uomo decreta la sua estinzione. So che lo sembra, perché il mio linguaggio è interpretabile. Ma non è un balzo di fede.