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Daily Archives: 28/02/2011
:¿Taiwanesi o Cinesi?:
Sembra strano, ma proprio gli Stati Uniti hanno fatto da “zona franca” affinché taiwanesi e cinesi potessero, nella forma di un video amatoriale, dare luogo alle proprie idee. Idee che sono lo specchio della cultura dalla quale rispettivamente provengono.
Come vedrete, i cinesi vengono tirati su con l’idea che Taiwan sia una zona “inseparabile” dalla Cina, diciamo così, “continentale”. La prima parte, che coinvolge solo cinesi, mostra proprio la totale apertura nei confronti di Taiwan e dei taiwanesi, il non considerarli paese a se’, “stranieri”, o altre cose. La mettono su anche sull’animista andante quando dicono “non dobbiamo pensare a queste cose, lasciamo la politica ai politici, noi siamo persone e in questo siamo un’unica famiglia”.
Sembra valido, no?
Eppure… si nota “netto”, l’indottrinamento.
Nessuno deve avergli mai spiegato che c’è gente che ha dato la vita per non vedere la loro patria cadere nelle mani dei comunisti e che, anche dopo la sconfitta, non ha rinunciato al sogno di un paese democratico ed ha colto l’occasione per arroccarsi nella “perla del sud-est asiatico” e lì ricominciare. Di fatto creando un vero polo civile e tecnologico nonostante le innumerevoli difficoltà sul fronte internazionale. I loro nonni fecero la scelta di restare, per insegnargli a distanza di molti anni che il definirsi “nazione a se’” dei taiwanesi è poco più di un capriccio senza una vera rilevanza.
se non visualizzi il video, vai al link.
La seconda parte, come avrete visto, è totalmente coperta da studenti taiwanesi. I quali hanno invece cospicui pregiudizi sui cinesi e sulle loro abitudini, vivono questa differenza “culturale” quasi come se fosse “fisica” o, peggio ancora, di specie.
E’ bene ricordare che, mentre da un lato i cinesi sanno dell’esistenza di questa provincia “a statuto speciale” di nome Taiwan, poco o nulla dicono circa il fatto che Taiwan non gode dei benefici internazionali dei quali gode la Cina. O non sanno, oppure si dimenticano di farne cenno. Stessa cosa per gli studenti taiwanesi, ovviamente, che non parlano di politica neanche loro ma attaccano direttamente lo “stile di vita” dei loro fratelli cinesi.
Personalmente mi pare evidentissima la propaganda che ha forgiato le menti degli interlocutori di questo video. Pure se non vogliamo considerare anche il fatto che l’intervistatore sia Taiwanese (cosa che invero potrebbe fare una gran differenza).
Da una parte, quindi, i cinesi, con la propaganda comunista che li ha tirati su a suon di “la Cina è grande”, “tutto il mondo vorrebbe stare in Cina” ed “avere gli standard cinesi”, “chi sta intorno alla Cina e non è Cina è sotto ostaggio e va liberato” e via dicendo… quante nazioni dicono così di se’ stesse? TUTTE, direi… ciascuna secondo le proprie possibilità.
Dall’altra parte, invece, i taiwanesi, con una propaganda di difesa che consiste nell’attacco, una propaganda nazionalista, indipendentista, con una base che deve sopperire alla mancanza di possibilità ed ai numeri (ed alle armi, agli agganci internazionali, ecc) che l’isola offre, e che quindi è logico che si ritrovino a partire da una situazione di rigetto totale verso i loro fratelli d’oltrestretto.
Quando queste persone avranno i propri figli, magari figli statunitensi, credete che non tenteranno di passare le proprie reciproche diffidenze alla loro prole? Mischiandole magari con le diffidenze che gli statunitensi hanno, tipo, nei confronti boh… dei messicani, ad esempio?
Questo video non ha pretese scientifiche, però impone alcune domande alle quali rispondere, e sono sempre le stesse che si saranno dedotte da una navigazione appena appena superficiale di questo blog:
- come si fa a crescere “democraticamente”, voglio dire “globalmente”, avendo come base la bellezza della varietà degli esseri umani?
- come è possibile essere ancora figli di idee obsolete, lontane ormai più di un secolo da quelle che hanno determinato la geografia del pianeta che tutti ci contiene (e, vorrei aggiungere, “che in tutti vive”)?
- qual è il confine tra maturazione di fronte alle proprie tradizioni, il revisionismo storico ed il completo negazionismo?
Taiwan festeggia quest’anno 100 anni della propria storia. Questi ragazzi, negli Stati Uniti per studio e come per caso incappati in questa grande verità, ancora non hanno cambiato modo di vedere e di vedersi (o almeno, così sembra a vedere il video).
Quante centinaia di anni devono ancora passare?
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Idee / Situazioni: Profitto [09/38]

Il primo argomento di questo paragrafo è, come detto la scorsa volta, il profitto ed il vantaggio dell’uomo sull’uomo. Il profitto è ciò che (ci viene insegnato) ha contribuito maggiormente all’evoluzione della nostra società. Senza cioè l’incentivo di un profitto personale che sia relativo a un concetto di realizzazione personale (quasi fosse un punto fermo da raggiungere o una serie di atti che si ripetono ciclicamente) che di questi tempi è data esclusivamente dal lavoro e dalla propria situazione sentimentale, non ci sarebbero le basi per la società dei nostri tempi. Che potrebbe andare bene, si dice, se gli interpreti invece di pensare ad aggirare le limitazioni imposte si impegnassero seguedo le regole a perseguire il successo personale con l’orecchio sempre alle necessità dei propri vicini. Implicitamente ammettendo che, in realtà, è dai problemi dei vicini che deriverà il proprio successo. Cannibalismo, dovrebbe essere chiamato. Invece il concetto di perseguimento del profitto è altamente rispettabile, specialmente nella mia cultura. Se ti dice bene, alla fine, “bella pe’ te!”.
Il profitto è parte del sistema monetario e conduce ad un egoismo istintivo, consentendo l’evoluzione individuale a scapito di un’evoluzione collettiva.
Il profitto è pericoloso, perché la tendenza è di porre in primo piano la realizzazione personale e solo in uno scalino successivo i pensieri relativi alle risorse planetarie, alle persone, al clima e ad altri fattori dai quali dipendi.
Ad esempio: hai bisogno di cibo e ossigeno per sopravvivere. Se ti focalizzi sulla tua realizzazione personale (ad esempio il tuo status sociale nel sistema monetario) ti sentirai legittimato ad aggirare leggi di natura e dimenticare le tue connessioni con l’ossigeno (che dev’essere salvaguardato da forme di inquinamento), cibo (che farà parte del tuo corpo e dev’essere di qualità accettabile) o acqua (che non deve diventare un oggetto di industria, un bene che può essere messo in vendita).
Bisogna quindi sradicare il profitto in nome dell’abbondanza.
Se ci fossero centri in cui tutte le persone potessero prendere i beni e contemporaneamente lasciare i beni che non utilizzano più, senza chiedere niente in cambio, accentuando l’automazione per la gestione di questi beni e per la produzione di nuovi beni, essi potrebbero costituire abbondanza, e nessuno avrebbe più modo di credere di poter generare profitto per qualcosa che non sarebbe più in grado di generarlo.Se ci fosse il modo di assicurare a tutti l’utilizzo dei laptop, nessuno potrebbe trarre profitto da un “mercato dei laptops”, essendo il laptop disponibile senza chiedere nulla in cambio.
Questa soluzione non porterebbe a nulla in un sistema monetario, poiché questo si basa sul consumo ciclico.
Nel prossimo appuntamento: Politici, Voto e Democrazia.
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