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:home:

Non sono riuscito a trovare su questo sito un articolo che ne parlasse e, come spesso mi succede quando le mie ragazze vanno via, la notte in solitudine è sempre una nottataccia. Cercherò di essere breve comunque, perché ho sonno malgrado la poca voglia di dormire. Il film si chiama home, realizzato dal fotografo Yann Arthus-Bertrand e prodotto da Luc Besson. Fu diffuso contemporaneamente il 5 giugno 2009 in 50 paesi in concomitanza con la giornata mondiale dell’ambiente.
Bellissimo: girato con immagini “a volo d’angelo”, anche se detta così non rende l’idea.

Francamente, non so perché non ho scritto mai su questo video, dal momento che lo condivisi su facebook poco dopo la sua uscita. I video in streaming che avevo trovato erano in francese, ma da poco ho scoperto grazie al sempre ottimo ed attento Gipsy Eagle che è stata uppata la versione in italiano a 720p (quella che ho incluso nell’articolo). Lo avevo fatto allora e lo faccio oggi, perché il film è stupefacente. Inizia con immagini che si possono solo ammirare, ma lo spettacolo dura davvero poco. Dalla panoramica sul primo villaggio alla descrizione del passaggio dell’homo sapiens dalla caccia all’agricoltura (e alla conseguente spartizione delle risorse) tutto inizia lentamente a cambiare: la perfetta biodiversità tenuta insieme armoniosamente e descritta durante la fase che spiega l’origine della Terra viene soppiantata da un intervento umano relativamente recente (si parte dal secolo scorso) che ha cambiato e stravolto l’aspetto e gli equilibri del pianeta. Sempre più veloce, sempre più veloce.

So che sono argomenti triti e ritriti, e non ho dubbi che alcune descrizioni possano essere senza dubbio “di parte”. Ma non è comunque una questione di fede. Non si tratta di crederci quanto di osservare la realtà dei fatti.
Se è vero che ci sono teorie sul riscaldamento globale che mirano a favorire i soliti giochi di potere, non vi è alcun dubbio che l’attività umana contribuisce in molti modi al rilascio di quantità terrificanti di anidride carbonica, sconvolgendo i già fragili equilibri che legano gli esseri viventi tra loro. Sarà la musica, sarà che seguo il podcast di earth-touch nell’ottica di acquisire una sempre maggiore conoscenza di un mondo che (tutti coloro che realizzano questo tipo di documentari affermano) scomparirà, ma un groppo senz’altro sale in gola quando il film affronta l’argomento della barriera corallina. Habitat ESSENZIALE per la sopravvivenza di un numero sterminato di specie viventi, ecosistema sul quale la vita stessa del pianeta ha preso forma, anello progenitore e parte integrante dell’ecosistema Terra. Un groppo sale, soprattutto quando si vedono le balene che nuotano con la loro solita eleganza. Qualcosa che sembra dirti: oh… cazzo, questi sono prigionieri! Gli abbiamo distrutto i sistemi di comunicazione globale (e per favore guardatevi il precedente link, Carl Sagan è stato UNICO nel descrivere la situazione, trent’anni fa!), distruggeremo i loro habitat, di conseguenza i loro rituali, la loro cultura millenaria, il loro cibo, i loro predatori… TUTTO!

E noi, io che scrivo e voi se leggete, non possiamo davvero fare NULLA! NULLA! Perché il nostro desiderio è partecipare alla vita che ci siamo creati, rinunciando al confronto col mondo. Non c’è via di fuga da questo: la nostra educazione è da uomo a uomo per tutto ciò che riguarda l’uomo. La Scienza ci viene presentata come insieme di nozioni da ripetere a pappagallo nel periodo in cui tutto il nostro essere esplode di vita e tenta di raggiungere risultati soddisfacenti a scuola così da poter uscire, giocare, appassionarsi a interessi che riguardano solo la sfera della civiltà dell’homo sapiens. Più spesso ancora, della civiltà del proprio quartiere o città.

Quindi, intrappolati in questi meccanismi, di fronte alle dimostrazioni sul potenziale distruttivo dell’uomo possiamo soltanto cercare di sensibilizzare gli altri attraverso futili manifestazioni o azioni analoghe che non hanno nulla a che vedere col tema. “Sensibilizzare” le persone. Una parola vuota, perché siamo già esseri sensibili. Nella nostra natura la sensibilità non è una opzione, proprio per la nostra straordinaria capacità di proiezione. Manifestazioni che consistono e vengono mantenute essenzialmente in adesione a questo o quel gruppo politico. E’ sempre la stessa storia!

Sulla sovrappopolazione citata nel video ho i miei dubbi. Ma sono dubbi ovvi, che hanno tutti quelli che, come me, a volte ci pensano ma non studiano la materia. La Terra, sono convinto ed anzi in questo video emerge con una certa chiarezza, possiede già le risorse necessarie per far vivere e prosperare i miliardi di esseri umani e le altre specie viventi del pianeta. Ma gli elementi sui quali si basa il clima e l’interrelazione tra le specie sul pianeta, sono stati pesantemente alterati.

Il film termina comunque ottimisticamente, quando accenna all’istruzione: quando gli uomini si uniscono e combattono insieme contro un male comune ed interno, come l’educazione, si possono fare cose straordinarie, tentare di buttare lì qualche pezza per tutti i casini fatti (mi duole dirlo) dalla generazione che ci ha preceduto. Migliaia di città si stanno unendo, milioni di persone silenziosamente e forse inconsciamente lavorano insieme per rimettere insieme i cocci di questa Terra. Pur con tutte le barriere che ci siamo creati, la dipendenza dall’economia, dalla moneta, dalle differenze che crediamo di avere tra noi, ci sono governi che stanno capendo, hanno capito, stanno utilizzando queste materie per (sporche) campagne elettorali.

Non c’è, credo, migliore argomento di questo nel periodo in cui tutti siamo tornati o stiamo tornando dalle vacanze. Dove siamo stati? In qualche posto “organizzato”, dove ci appigliamo al quarto d’ora concesso di giusto relax dopo un anno di volontaria schiavitù al servizio del padrone e del consumatore per pochi miserabili spiccioli da stipare saggiamente per un paio di settimane di evasione? Oppure “itineranti“, presso qualche località di interesse storico, a guardare pezzi di pietra che rappresenterebbero grandi civiltà del passato che sono bell’e morte, e sepolte, certamente non più vive nella gente che ci vive, permanendo solo qualche rudere più o meno salvato dal mecenate o dalla religione di turno? Questo è altro argomento ostico, che mi piace di recente approfondire. Perché a me pare che sia arrivato a noi la struttura o il monumento voluto essenzialmente dalle classi politiche alternatesi nel corso dei secoli. Nulla più del necessario per rendere mitica la storia ed enfatizzare le nostre conquiste di civiltà. Anche qui mi si conceda una parentesi: le regole occidentali, le carte dei diritti, sono state scritte e firmate per la maggior parte da maschi, bianchi, grossi proprietari di industrie o di terreni. E questo è quanto.
Oppure ancora siamo stati in qualche posto “naturalistico”, a vedere una riserva, un piccolo angolo di paradiso salvato al mondo che ci muore addosso ed utilizzato per scopi didattici, dove l’assenza di fondi costringe le associazioni che gestiscono le aree ad allestire parchi a tema, safari e quant’altro?

E’ troppo tardi per essere pessimisti!
Non ha importanza ciò che abbiamo perso, ma quello che ci resta!

Possiamo godercelo, fintanto che dura. Possiamo senz’altro cercare di abusarne il meno possibile. Possiamo però senza dubbio insegnare alle nuove leve l’assurdità del mondo che stiamo vivendo, cercando di deviare lungo il percorso che vedrà la maggior parte dei viventi preda di malattie, fame, disagi, morte, mentre una parte minoritaria sarà costantemente intenta a costruire muri, barricate ed altre forme di difesa.

Da dove si comincia? Dov’è un programma serio, in grado di portarci nel più breve tempo possibile alla dichiarazione della Terra, delle sue risorse e delle meccaniche che la regolano, come patrimonio di tutta l’umanità?

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:Yes we can watch this:

Questo è un bel post felice: nonostante tutto, nonostante in genere mi si faccia nero quando inizio a parlare di Zeitgeist, della filosofia anarchica, di Jacques Fresco, della cibernazione, dei vizi del sistema economico basato sulla moneta, a un certo punto ne trovo un paio (davvero, due-tre al massimo) che iniziano ad investigare e prendono una loro direzione. Non mi è riuscito in 3 anni a portare NESSUN MIO CONOSCENTE su uno qualsiasi dei siti del Movimento Zeitgeist. Ma mi è tornato indietro un consiglio, un consiglio che ho accolto. E cioè di guardare questo video. E’ lungo, sono dodici parti da circa dieci minuti l’una, ma è molto interessante. Il titolo è pomposo a bestia: “L’inganno di Obama”

Un avvertimento: cercate di superare lo scoglio dell’hotel, dove il film raggiunge una connotazione da complottisti dell’ultima ora. Dopo, vi assicuro, si fa ancora più interessante.

Ho poco tempo per verificare le tante cose che andrebbero controllate. Di una cosa però sono certo, poiché ho fatto tesoro di quello che ho appreso/ricordato tramite i film di Peter Joseph in particolare Zeitgeist Addendum: e cioè che non è e non sarà mai il politico, il frontman, l’omino di facciata quello capace di risolvere i problemi della società in cui vivo. Poiché egli sostiene e prosegue il percorso di chi l’ha preceduto senza disporre di alcun mezzo tecnico rilevante.
Vivo in un paese dove si può effettuare un’operazione chirurgica a distanza mediante l’uso della robotica ma non si evitano i crack, gli scandali, le morti bianche, le morti rosa, lo schiavismo di chi passa una giornata intera a racimolare quattro spiccioli per poi tornare a casa e sentirsi l’estraneo che è agli occhi della propria famiglia, non si evita il ricatto che consiste nel dover sovvenzionare criminali e stolti che per egoismo e mantenimento del potere si rifiutano di abbandonare risorse fossili, speculazioni, mafia, la distruzione di equilibri simbiotici che pure ci tengono ancora e difficilmente in vita.
E’ potentissima la tentazione di abbandonarsi al calcio, alla politica da salotto, ai videogiochi, cercando di aggirare il sistema con download illegali, alienarsi, diventare xenofobi, omofobi, menefreghisti, facendo finta di trovarci in un sistema che funziona.

Per questo si può guardare il film contenuto in questa playlist. Perché non dice niente di nuovo e lo dice bene. Perché ce lo dice nel comfort delle nostre poltrone, il nostro nuovo cinema. Perché lo vedremo e poi ci passerà di mente. Tutt’al più crederemo totalmente in quello che ci racconta e diremo “che matti sti amerrecàni” e già immagino qualcuno che penserà: “meno male che non vivo lì”.

E’ tutto già qui: fatevi sotto bambini, occhio agli spacciatori, occhio agli zuccherini.

Grazie a Stefano P. per la segnalazione!

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:trotta trotta cavallino:

“Non sono cacchi miei se nn quadra
se la politica è malata e ladra
fa nada,
io scendo in strada ma bada
solo se mi tocchi la squadra”
Epocalisse, Caparezza

  

Non avrei mai scritto questo articolo. Da non-amante del calcio spettacolo. Ma anche perché sono uno di quei criticoni spocchiosi a cui piace sparlare di queste cose sempre e comunque parlando per linea di massima. Perché in verità nel mio mondo, il mondo del calcio non è più marcio di qualsiasi altro. La verità è che il calcio riscuote in me uno scarsissimo interesse, che di quando in quando aumenta (leggermente) in occasione dei mondiali.

Si, lo so, non ditelo: non sono un italiano medio. Il che di questi tempi è quasi un complimento.

Ma insomma, ero a cena con questi amici, e dico amici per dire che sono persone che mi conoscono bene, e a un certo punto iniziano a parlare di questa tessera del tifoso. Iniziano a parlare a me di questa tessera del tifoso. Temerari! :D
Io della tessera del tifoso non sapevo nulla, e tolto il tempo per queste piccole ricerche basate sui loro suggerimenti, non ne so e non ne saprò nulla. Proprio perché non mi interessa. A suscitare il mio interesse sono state invece un paio di cosette collegate a questa specie di tessera per il “tifoso premium”.

Intanto, doverosamente: siamo portati ad accettare simili provvedimenti in virtù di un sottinteso “patriot act” che tutti sottoscriviamo, sul quale concordiamo tutti. Al caso: gli incidenti nelle e fuori dalle nostre arene sono un vergognoso esempio di barbarie. Ma la cosa si applica ai campi più disparati. Siamo comunque tutti d’accordo, ritrovandoci tutti a chiedere a gran voce: sicurezza. Ma quando abbiamo finito di lamentarcene e la sicurezza finalmente arriva, nelle modalità con cui questo avviene, alcuni si rendono conto di aver distorto i concetti di prevenzione, sicurezza e giustizia oltre il punto di non ritorno.

Mi piacerebbe aggiungere qualche altra premessa sul mondo del calcio di cui sono testimone, ma credo che tutti sappiano quanti allocchi vengono attirati dalle insegne luminose. Quindi andiamo avanti. Arriva, questa tessera del tifoso, a complicare il già complicato con la scusa di semplificarlo. La direttiva risale all’anno scorso, ma ecco in sostanza di cosa si tratta:

  • è uno strumento di fidelizzazione, che
  • crea la categoria dei “tifosi ufficiali” i quali possono godere di numerosi vantaggi
  • viene rilasciata dalla società sportiva previo “nulla osta” della Questura
  • il richiedente deve anche sottoscrivere il testo del programma ed attenersi al codice etico
  • consente di entrare negli stadi ai tifosi in trasferta
  • velocizza l’acquisto del biglietto e l’entrata grazie al chip di tipo RFID.

Tutto chiaro? In pratica l’intento è di dare una “scremata” al popolo dei tifosi, tenendo dentro quelli che non hanno mai avuto alcun problema con la legge mentre sulla porta resteranno tutti gli altri, in sostanza gli “sfascioni”. “Craxi, dove va?“, direbbe il Benigni dei bei tempi.

Mi dispiace, ma fino a qui è stata solo una blanda presentazione dell’articolo. Presentazione che non può che terminare con il mestissimo video di propaganda:

Iniziamo: intanto, la tessera del tifoso la possiamo indistintamente chiamare “carta” del tifoso perché si tratta di una carta pay before, ricaricabile, oppure ancora “documento” del tifoso, visto che non è una iniziativa propria dei club sportivi, i quali sono obbligati a garantirne la disponibilità e che essa è strettamente collegata alla possibilità di andare a vedere una partita in trasferta in relazione alle proprie vicende personali. Ma non è solo una questione di nomi: anche al tifoso meno sfegatato non saranno sfuggiti i numerosi buchi di una iniziativa del genere. E’ nella forma e sostanza un linea che si tira per definire, come già avviene normalmente nella nostra vita quotidiana su altri argomenti decisamente più importanti, tre sostanziali profili: 

  • il tifoso di serie B, cioè quello che c’era già prima, quello che va in trasferta dove è tutto un “osanna” alla propria squadra del cuore e anatemi per quella avversaria (pur essendo spesso la città che lo ospiterà) , trasportato dalle emozioni entro e spesso anche oltre il limite della decenza e della civiltà.
  • il tifoso di serie AA, dove la seconda A sta per “attivo”. E’ il nuovo profilo per l’utente che vuole visionare la partita come fosse un itinerario organizzato ed ha desiderio che le cose che gli capitano oppongano la minor resistenza possibile, forte di un titolo di plastica con conto corrente in qualche maniera annesso che lo fa sentire come fosse il socio di una azienda. Come per chi sottoscrive l’assicurazione o chi estende garanzie, questa è una figura di mercato che spende molto e continuamente per il prodotto che ha comprato e che spesso per quello che paga viene garantito con delle modalità che gli fanno dire che è meglio garantito, proprio perché è un consumatore migliore di altri.
  • il tifoso di serie AD, dove D sta per “divano”. Sarà chi, per protesta, rinuncerà all’abbonamento ed allo stadio, rifugiandosi in una “blockbuster sport night” con i propri cari mediante l’acquisto di una cassa di birra e del partitone (che inevitabilmente non potrà più godersi dal vivo) su uno dei canali TV “a sua scelta” tra quelli che già sottoscrive di suo pugno o tra quelli che sottoscrive a sua insaputa ogni volta che va a fare la spesa.

Definendo quindi così coraggiosamente il tifoso di serie AA, i tifosi di serie B e AD sono sistematicamente ghettizzati. Perché il tifoso di serie B che fa i cori è percepito sostanzialmente come questi qui sulla destra nella fotografia qui accanto.

A tal proposito, guardiamoli un attimo: chi sono i cattivi secondo voi? Si direbbe, essendo quelli sulla sinistra preposti all’ordine quelli sulla destra. Alcuni potrebbero dire che siano quelli a sinistra, e che tutto dipende dal motivo dello scontro. Solo io vedo l’avida ed aggressiva cattiveria di quelli che stanno dietro, sullo sfondo, a fotografare? Solo a me pare interamente dedicato a loro questo esempio di muro contro muro?

Si dirà ora l’ovvio sul quale concordiamo tutti: perché chi vuole andare a vedere una manifestazione sportiva deve sopportare questi maledettissimi sovversivi figli di papà? Perché le famiglie non possono essere coinvolte in simili bellissimi eventi? Perché deve essere pericoloso andare allo stadio? Non è giustissimo che il problema sia sentito dalle istituzioni?

Questo, più altri ragionamenti che facciamo tra noi e noi, ci porta inevitabilmente a giustificare questo tipo di risposta. Che è ASSOLUTAMENTE AFFARISTICA. Lo scopo neanche troppo recondito del produttore e con esso della molteplicità degli intermediari, è ancora una volta quello di ottenere un canale aperto con il consumatore, con l’opzione di chiuderlo a piacimento. Un canale monitoratissimo da una delle parti, con il quale succhiare i soldi e la vita dell’utente. Fine per il quale ogni mezzo è lecito, se nessuno si oppone. Se qualcuno si oppone, la replica è che così almeno un problema sarà risolto, con buona pace di una Costituzione sempre più stretta e di un buon senso ormai completamente sfasciato. Se qualcuno si oppone è inevitabilmente immobilista, giustifica il vandalismo, conservatore, non è aperto al nuovo che pure avanzerà. O ancora, vista la menzionata tecnologia RFID, è uno di quelli a cui piacciono le cospirazioni.

Mentre invece la “colpa” è di tutti. Perché il calcio è e dovrebbe essere solo uno sport. Uno sport che è anche una delle basi dell’educazione nel nostro paese. E’ “colpa” del maniaco per la propria squadra che offre questo tipo di soluzioni ai moralizzatori su un piatto d’argento, del rilassato che sta sul divano ad alimentare logiche economiche ed ambientali da malati di mente, degli istituti che istituiscono questi programmi per poter accedere a dati personali sempre in aggiornamento , delle industrie che dietro la maschera del servizio offerto a te in realtà ti vendono-ti vendono-ti vendono e contemporaneamente contribuiscono al tuo licenziamento…

“Colpa”, con le virgolette. Perché dietro a un conto in banca, un abbonamento televisivo, un contratto di telefonia mobile, una tessera sconti e promozioni di un qualsiasi retailer, dietro lo stesso fatto di nascere in un posto piuttosto che un altro ci sono già queste linee che ci dividono gli uni dagli altri in persone di serie AA, AD e B. Perché in fondo ci piace darci delle etichette. E la tessera del tifoso sarà un adattamento di cui i molti che oggi insorgono domani si vanteranno. Incuranti del lavoro che perdono, delle condizioni della scuola per i propri figli e con essa della “forma mentis” del popolo italiano tutto, della deriva che sta prendendo il mondo intero insieme a questo paese. Perché per vedere Zeitgeist comunque “non abbiamo tempo”, e poi “è roba da fissati”. E allora non c’è una colpa vera e propria. Si può decidere di non dar retta a certe voci e dire che il calcio ancora c’è. O si può pensare di essere stati dormienti per molto tempo e dire: “mi sono accorto solo ora del bastone che tiene penzolante una carota sempre più grossa. Non me ne pento, ma è meglio che mi svegli. Ma senza andare in piazza! Quasi quasi piglio il pallone, raduno quattro cinque amici miei e ci facciamo una bella tedesca!”

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:amor di patria:

Il navigatore attento alla privacy avrà presto ampie risposte alle proprie supposizioni. Intanto, per tutti gli altri, vi invito eventualmente a comunicarmi di non voler comparire su questo sito, così da esserne eliminati.

Pasife.net è un sito pubblico, ma chi si immagina centinaia di sconosciuti venire qui a curiosare si sbaglia di grosso. Tolti due-tre simpatizzanti che condividono come faccio io la loro vita sul web, la stragrande maggioranza dei visitatori siete voi che comparite nelle foto: i nostri compagni di vita, di viaggio, di qualche tappa importante (nostra o vostra) per le nostre vite…

Ok, ok, vengo al punto. Data la natura dell’archivio fotografico di pasife.net, succede che spesso eventi del mese scorso non vengono più visualizzati. Lo so perché me ne chiedete spesso il link. Ecco quindi un’ideona: PERCHÉ NON CREARE UN BLOGPOST PER OGNI ALBUM qui, direttamente sul blog?

Ovviamente, essendo gli album delle mere cartelle con dentro files multimediali residenti su un computer remoto, per fare una cosa del genere su centinaia di eventi e raccolte è abbastanza oneroso. Nel senso che c’è da automatizzarlo. Mbeh, mi ci sono messo e ieri notte (…) ho generato un feed rss a partire dalle cartelle, importando così un articolo per ogni evento dal 2000 al 2005 presente nella Gallery.

Quali sono i vantaggi? Intanto, è QUASI come avere la gallery integrata nel sito. Se volete potete commentare, io posso taggare l’evento, e come vedete è possibile ricercare un evento, un luogo, una data, ed ottenere risultati.
Poi si può condividere un evento, dal momento che, grazie a WordPress, dispone di un indirizzo dedicato.

Per l’occasione, quindi, ho disposto una seconda barra di navigazione per muoversi all’interno delle annate anche da dispositivi mobili (che non dispongono dell’evento che si scatena quando si passa col puntatore sopra una voce di menù e quindi non visualizzano il menù a tendina).

Questi siamo noi e siete voi, ora che la gallery ha dieci anni, e sono gli ultimi dieci anni della nostra e della vostra vita se ci siete stati accanto. Si vede come siamo cresciuti noi, e i piccoli grandi eventi che ci hanno portato dove siamo. Ma si vede anche come eravate e come siete voi.

Queste foto non sono su Facebook, dove occorre un diligente utilizzo della privacy o ti può capitare di esser visto dall’amico dell’amico dell’amico che ti cerca. Non sono proprietà di estranei. Sono le nostre e sono le vostre se vi fidate di me nel tenerle qui, dove potete vederle sempre. Non è quindi tanto per noi che ho fatto questo intervento, che pure mi premeva e mi piaceva fare… ma noi queste foto ce le godiamo di più e più grosse a casa. Mi piace pensare sia per voi che continuate a stare insieme a noi ed a collezionare insieme una vita di ricordi.

Grazie!

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:infografiAlf:

Su ionz inserendo due-tre abitudini, viene fuori questa simpaticissima infografia:

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:seconda chance per BlogPress


Dopo una vaga risposta dallo sviluppatore di BlogPress, eseguo questa prova dal trenino, fra Tor di Valle e EUR Magliana.
Ci credo eh, non mi dite di no…

Location:Via Fabbriche di Vallico,Roma,Italia

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:attività:

… E passiamo a noi. Scrivo questo post mentre vado a lavorare, grazie a Blogpress, programmino per iPhone che consente di bloggare su vari profili, tra i quali WordPress, appunto.
Scrivo da qui perché il tempo rimasto è poco, la sera ho sonno come al solito e non si può andare avanti a bibitoni di caffè per restare in piedi. Questa piccolissima riflessione è scaturita dall’età che avanza e, come spesso succede, mi porta a riflettere sulle cose che faccio, quotidianamente e settimanalmente: lavoro, casa, bimba, gitarella della domenica e web-life.

Quest’ultima attività non è cosa da poco: ogni volta che si esce, macchina fotografica e iPhone sgombra e carico. Una foto retrò con l’iPhone, un tweet, un video di Martina che mangia, foto-foto-foto (chi esce con me capisce bene di che parlo :P ) e la sera si torna a casa ed inizia il lavoro vero e proprio: importa le foto nella libreria di iphoto, a fine importazione apri imovie e fagli analizzare la libreria di iphoto per creare le miniature ed accedere così ai video, intanto seleziona le foto che metterai sulla gallery ed esportale in una cartella definita ad una risoluzione web-plausibile, chiudi iphoto, crea il video con imovie, esegui l’upload del video su youtube e delle foto su pasife.net (e meno male che la gallery si autoaggiorna, altrimenti sarei costretto a creare miniature, generare file xml, ecc), scarica il video da youtube in formato flv ed esegui l’upload del video nella cartella del sito dove stanno le foto…

Insomma, un lavoraccio. Se consideriamo la “piccola mania personale” di mettere le foto esportate in un’altra libreria di iphoto che replica l’intero archivio di pasife.net, riconoscere i volti ed utilizzare quest’ultima libreria da sincronizzare con l’iPhone. Per avere sempre con me i miei ricordi…
Un lavoro lungo, specialmente perché l’upload su youtube è lento e, mentre si fa, non posso cambiare la libreria di iphoto.

Ieri, invece, ho scoperto che la gallery flash può supportare il formato mp4. Una cosa che rivestirebbe una scarsa importanza, se non fosse che risolve grandemente vari problemi:
- il file mp4 mi evita il passaggio youtube, che impegnava browser, iMovie e iPhoto. Almeno un’oretta partiva solo per questo passaggio. E mi consente di eludere il limite dei 9 minuti imposti da Youtube, uppando via ftp direttamente sul sito
- il file mp4 si incorpora in html5. Si evita così il flashplayer per la gallery html.

Per chi ne sa, si capisce come il lavoro di due ore e passa diventi una cosa da una mezz’oretta scarsa. Il resto del tempo è libero, per dormire, per rivedere le foto in famiglia…
Inoltre, chi dispone di dispositivi mobili, in particolare l’ipad, può finalmente vedere anche i video senza bisogno del computer.
Unito a WordPress 3.0 che risolve i miei problemi con BlogPress e al nuovo tema che consente l’esperienza completa di pasife.net, questo sito va nella direzione mobile. Benché sia sempre un angolo sperduto nella vasta distesa della blogosfera italiana, pasife.net fa quello che tutti i maggiori siti web dovrebbero fare. Se non siete d’accordo, vi attendo sui commenti con le vostre opinioni :D


[aggiorno l'articolo con un esempio di video integrato in html5, dovreste poterlo vedere anche da iphone]
[Non è supportato da Internet Explorer]

AGGIORNAMENTO: BlogPress non funziona. Il che è un vero peccato. C’è da trovare alternative. per il momento, uso WordPress per iPhone, se vete una alternativa valida per allineare le immagini, fatemi sapere. Su WordPress per iphone, le foto che alleghi non possono essere inserite all’interno dell’articolo, ne’ allineate a destra/sinistra come mi piace. Vengono invece brutalmente messe alla fine, così che bisogna editare manualmente l’articolo dopo la sua pubblicazione. Va pure bene, per una “bloggata rapida”, ma come strumento è assolutamente insufficiente.

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