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Non sono riuscito a trovare su questo sito un articolo che ne parlasse e, come spesso mi succede quando le mie ragazze vanno via, la notte in solitudine è sempre una nottataccia. Cercherò di essere breve comunque, perché ho sonno malgrado la poca voglia di dormire. Il film si chiama home, realizzato dal fotografo Yann Arthus-Bertrand e prodotto da Luc Besson. Fu diffuso contemporaneamente il 5 giugno 2009 in 50 paesi in concomitanza con la giornata mondiale dell’ambiente.
Bellissimo: girato con immagini “a volo d’angelo”, anche se detta così non rende l’idea.
Francamente, non so perché non ho scritto mai su questo video, dal momento che lo condivisi su facebook poco dopo la sua uscita. I video in streaming che avevo trovato erano in francese, ma da poco ho scoperto grazie al sempre ottimo ed attento Gipsy Eagle che è stata uppata la versione in italiano a 720p (quella che ho incluso nell’articolo). Lo avevo fatto allora e lo faccio oggi, perché il film è stupefacente. Inizia con immagini che si possono solo ammirare, ma lo spettacolo dura davvero poco. Dalla panoramica sul primo villaggio alla descrizione del passaggio dell’homo sapiens dalla caccia all’agricoltura (e alla conseguente spartizione delle risorse) tutto inizia lentamente a cambiare: la perfetta biodiversità tenuta insieme armoniosamente e descritta durante la fase che spiega l’origine della Terra viene soppiantata da un intervento umano relativamente recente (si parte dal secolo scorso) che ha cambiato e stravolto l’aspetto e gli equilibri del pianeta. Sempre più veloce, sempre più veloce.
So che sono argomenti triti e ritriti, e non ho dubbi che alcune descrizioni possano essere senza dubbio “di parte”. Ma non è comunque una questione di fede. Non si tratta di crederci quanto di osservare la realtà dei fatti.
Se è vero che ci sono teorie sul riscaldamento globale che mirano a favorire i soliti giochi di potere, non vi è alcun dubbio che l’attività umana contribuisce in molti modi al rilascio di quantità terrificanti di anidride carbonica, sconvolgendo i già fragili equilibri che legano gli esseri viventi tra loro. Sarà la musica, sarà che seguo il podcast di earth-touch nell’ottica di acquisire una sempre maggiore conoscenza di un mondo che (tutti coloro che realizzano questo tipo di documentari affermano) scomparirà, ma un groppo senz’altro sale in gola quando il film affronta l’argomento della barriera corallina. Habitat ESSENZIALE per la sopravvivenza di un numero sterminato di specie viventi, ecosistema sul quale la vita stessa del pianeta ha preso forma, anello progenitore e parte integrante dell’ecosistema Terra. Un groppo sale, soprattutto quando si vedono le balene che nuotano con la loro solita eleganza. Qualcosa che sembra dirti: oh… cazzo, questi sono prigionieri! Gli abbiamo distrutto i sistemi di comunicazione globale (e per favore guardatevi il precedente link, Carl Sagan è stato UNICO nel descrivere la situazione, trent’anni fa!), distruggeremo i loro habitat, di conseguenza i loro rituali, la loro cultura millenaria, il loro cibo, i loro predatori… TUTTO!
E noi, io che scrivo e voi se leggete, non possiamo davvero fare NULLA! NULLA! Perché il nostro desiderio è partecipare alla vita che ci siamo creati, rinunciando al confronto col mondo. Non c’è via di fuga da questo: la nostra educazione è da uomo a uomo per tutto ciò che riguarda l’uomo. La Scienza ci viene presentata come insieme di nozioni da ripetere a pappagallo nel periodo in cui tutto il nostro essere esplode di vita e tenta di raggiungere risultati soddisfacenti a scuola così da poter uscire, giocare, appassionarsi a interessi che riguardano solo la sfera della civiltà dell’homo sapiens. Più spesso ancora, della civiltà del proprio quartiere o città.
Quindi, intrappolati in questi meccanismi, di fronte alle dimostrazioni sul potenziale distruttivo dell’uomo possiamo soltanto cercare di sensibilizzare gli altri attraverso futili manifestazioni o azioni analoghe che non hanno nulla a che vedere col tema. “Sensibilizzare” le persone. Una parola vuota, perché siamo già esseri sensibili. Nella nostra natura la sensibilità non è una opzione, proprio per la nostra straordinaria capacità di proiezione. Manifestazioni che consistono e vengono mantenute essenzialmente in adesione a questo o quel gruppo politico. E’ sempre la stessa storia!
Sulla sovrappopolazione citata nel video ho i miei dubbi. Ma sono dubbi ovvi, che hanno tutti quelli che, come me, a volte ci pensano ma non studiano la materia. La Terra, sono convinto ed anzi in questo video emerge con una certa chiarezza, possiede già le risorse necessarie per far vivere e prosperare i miliardi di esseri umani e le altre specie viventi del pianeta. Ma gli elementi sui quali si basa il clima e l’interrelazione tra le specie sul pianeta, sono stati pesantemente alterati.
Il film termina comunque ottimisticamente, quando accenna all’istruzione: quando gli uomini si uniscono e combattono insieme contro un male comune ed interno, come l’educazione, si possono fare cose straordinarie, tentare di buttare lì qualche pezza per tutti i casini fatti (mi duole dirlo) dalla generazione che ci ha preceduto. Migliaia di città si stanno unendo, milioni di persone silenziosamente e forse inconsciamente lavorano insieme per rimettere insieme i cocci di questa Terra. Pur con tutte le barriere che ci siamo creati, la dipendenza dall’economia, dalla moneta, dalle differenze che crediamo di avere tra noi, ci sono governi che stanno capendo, hanno capito, stanno utilizzando queste materie per (sporche) campagne elettorali.
Non c’è, credo, migliore argomento di questo nel periodo in cui tutti siamo tornati o stiamo tornando dalle vacanze. Dove siamo stati? In qualche posto “organizzato”, dove ci appigliamo al quarto d’ora concesso di giusto relax dopo un anno di volontaria schiavitù al servizio del padrone e del consumatore per pochi miserabili spiccioli da stipare saggiamente per un paio di settimane di evasione? Oppure “itineranti“, presso qualche località di interesse storico, a guardare pezzi di pietra che rappresenterebbero grandi civiltà del passato che sono bell’e morte, e sepolte, certamente non più vive nella gente che ci vive, permanendo solo qualche rudere più o meno salvato dal mecenate o dalla religione di turno? Questo è altro argomento ostico, che mi piace di recente approfondire. Perché a me pare che sia arrivato a noi la struttura o il monumento voluto essenzialmente dalle classi politiche alternatesi nel corso dei secoli. Nulla più del necessario per rendere mitica la storia ed enfatizzare le nostre conquiste di civiltà. Anche qui mi si conceda una parentesi: le regole occidentali, le carte dei diritti, sono state scritte e firmate per la maggior parte da maschi, bianchi, grossi proprietari di industrie o di terreni. E questo è quanto.
Oppure ancora siamo stati in qualche posto “naturalistico”, a vedere una riserva, un piccolo angolo di paradiso salvato al mondo che ci muore addosso ed utilizzato per scopi didattici, dove l’assenza di fondi costringe le associazioni che gestiscono le aree ad allestire parchi a tema, safari e quant’altro?
E’ troppo tardi per essere pessimisti!
Non ha importanza ciò che abbiamo perso, ma quello che ci resta!
Possiamo godercelo, fintanto che dura. Possiamo senz’altro cercare di abusarne il meno possibile. Possiamo però senza dubbio insegnare alle nuove leve l’assurdità del mondo che stiamo vivendo, cercando di deviare lungo il percorso che vedrà la maggior parte dei viventi preda di malattie, fame, disagi, morte, mentre una parte minoritaria sarà costantemente intenta a costruire muri, barricate ed altre forme di difesa.
Da dove si comincia? Dov’è un programma serio, in grado di portarci nel più breve tempo possibile alla dichiarazione della Terra, delle sue risorse e delle meccaniche che la regolano, come patrimonio di tutta l’umanità?